venerdì 22 marzo 2013

Infinito e finito

E' di moda il simbolo di infinito ∞, quello che si studia in algebra.
Certo, se uno sapesse con certezza se l'Universo è unico (ci potrebbe essere anche una serie di dimensioni tipo multiverso) e se è finito od inifinito, avrebbe un discreto vantaggio in termini di capacità ragionativa rispetto a chi non lo sa.
Naturalmente anche il fatto che possa esistere o meno il nulla, argomento che ho trattato più volte in passato, sarebbe un discreto vantaggio.
Personalmente sono propenso a pensare che niente sia un pò poco, ovvero il nulla non esista.
Sull 'Universo infinito tendo ad assumere la teoria per la quale l'Universo sia in qualche misura finito,  non per forza tutto sia ciclico, anche se le fasi cicliche si trovano ovunque, come appunto il simbolo indica, come appunto il serpente che si morde la coda, non ha interruzione, nè fine.
Comunque a chi dice che i numeri sono infiniti ho sempre obbiettato che non per forza è così, perchè se sembra vero che si puo sempre aggiungere un unità, non è detto che sia possibile confrontarsi umanamente o materialmente parlando, con numeri così enormi: non si vivrebbe abbastanza per ascoltare e comprendere / capire (nel senso etimologico del termine, contenere) quei numeri da poter dire "più uno".  Anche in termini elettronici, se l'Universo è finito, allora anche la materia è finita, e non vi sarebbe più posto, non vi sarebbero più unità sub-atomiche (stringhe o quel che sia), per scrivere quel numero immenso. Si potrebbe obbiettare che c'è il fattore tempo, ma se l'Universo è finito anche il tempo è finito e moltiplicando gli spazi in termini di stringhe per tutte le frazioni di nanosecondi possibili, si arriverebbe comunque alla fine dello spazio, ed il numero non si potrebbe più nè scrivere, nè coscientemente pensare.
Quindi non è vero nemmeno che i numeri sono infiniti se l'universo è finito.
In più se qualcuno conoscesse le dimensioni e proporzioni dell'universo potrebbe elaborare un sistema numerico esatto, che non sarebbe per forza quello decimale o sessagesimale, perchè saprebbe come meglio dividere le grandezze. Stesso discorso varrebbe anche per la geometria che potrebbe non essere per forza quella Euclidea, dato che la condizione di parallelismo (due rette parallele che tendono ad infinito non si incontrano mai) non potrebbe esistere. Quindi forme geometriche davvero archetipiche potrebbero essere dei doppi arcobaleni fatti ad elisse, con dentro materiale elicoidale, più che dei cerchi, dei triangoli o quadrati.
Ricordo cosa scrisse una ragazza che leggeva questo Blog, qualcosa come "quando mi spiegavano geometria a scuola, mi è sempre risultato triste il fatto che quelle due linee non potessero mai incontrarsi"

E questo è quanto

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