giovedì 3 luglio 2008

La fiaba di Arthur

Scritta di getto

Un cane guarda vogliosamente una bistecca sul tavolo del suo padrone, e pensa:
"Se gliela mangio mi punirà"
Passa il gatto di casa, salta sopra al tavolo e si mangia la bistecca, poi esce dalla finestra.
Il padrone, che è in realtà una signora sulla settantina, ritorna in cucina e vede che la bistecca non c'è più.
La signora si volta con sguardo minaccioso verso il cane che è il primo sospettato.
Il cane capisce che lo sta per rimproverare severamente ma non può discolparsi.
La donna lo guarda gli urla le peggiori insolenze, gli da una pedata nel sedere e si ripromette che lo lascierà a digiuno per due giorni.
Nel frattempo arriva il gatto che si avvicina alla padrona facendogli le fusa e miagolando come se volesse qualcosa da mangiare.
Il cane, preso dall'ira, pensa che il suo padrone è proprio un idiota, e che la sua è proprio una vita scalognata.
Il giorno seguente il cane scappa di casa e si ritrova solo in mezzo alla strada cercando un posto dove stare meglio ed un pò di cibo. Cerca che ti ricerca trova qualcosa da mangiare dentro ad un bidone di rifiuti organici e può così placare la fame.
Il giorno seguente viene catturato da un accalappiacani che lo riporta al suo padrone, sicuro di non sbagliare grazie al microchip installato sotto alla sua pelle.
La signora lo riprende apparentemente contenta, ma l'animale è ancora arrabbiato e sa che comunque il gatto è il vero cocco di casa e che la padrona non gli vuole molto bene.
Così se ne torna vicino alla cuccia che usava quando era pià piccolo e se ne sta lì buono, buono, come se avesse una catena invisibile al collo, aspettando un pò di cibo. Passano gli anni e la padrona muore, il gatto muore ed il cane viene affidato ad un canile dove viene tenuto in una gabbia di due metri per due.
Fù così che un giorno quando il cane era oramai vecchio e stava per morire, arrivò un veterinario chiamato per visitarlo e lo guardò negli occhi.
Il cane pensava "sono debole e stanco, cosa vuole costui?"
Il veterinario lo guarda e decide di fargli un iniezione perchè sta soffrendo e non vuole vedere quella creatura soffrire ancora. Il cane si lascia passivamente fare l'iniezione e muore, con un velo di maliconia nello sguardo misto ad una serenità naturale.
A quel punto il vetrinario si alza contento di aver compiuto il suo dovere. Mentre se ne va dal canile ha però una strana sensazione, come di inferiorità come se constatasse che la mansuetudine dell'animale gli era di molto superiore.

Morale della favola: Quanto siamo in realtà uomini se un normalissimo cane ci fa sentire a lui inferiori? La mansuetudine è una buona cosa.

Spiegazione:
Il cane e il gatto sono la vita,
La donna è la società,
L'accalappiacani è lo stato e chi governa la società,
Il veterinario siamo noi.

5 commenti:

Fra ha detto...

Tutto ciò è molto triste, Arthur...
Fra

Arthur ha detto...

se riesco allora scriverò una fiaba felice.

Ciaolo

Silvia ha detto...

Cavolo!
Triste sì ma geniale...

fax ha detto...

bella!

Arthur ha detto...

Grazie a Silvia e Fax.