lunedì 26 aprile 2010

I neo-borbonici

I neo borbonici vogliono ridare dignità ai meridionali.

Un paio di considerazioni.

Se il regno delle due Sicilie fosse stato coeso non sarebbero bastati mille uomini per mandare in esilio il re.
Quello che è successo dopo riguardo ai briganti, era un disperato tentativo di rimettere la situazione come era prima, per il fatto che si sono resi conto che stavan meglio con i Borbone.
Sono stati sottomessi dai Savoia, molti hanno cercato di ribellarsi ma non ce l'hanno fatta e sono stati anche massacrati.
Chi ha avuto ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato ha dato si sono scordati il passato e oramai buona parte delle persone che vivono al nord sono meridionali, così come sono meridionali la maggior parte dei Carabinieri che sono proprio il corpo di guardia creato dai Savoia.
Mi sembra tardi però per tornare indietro. Altrimenti provino a chiedere a Emanuele Filiberto che fa la pubblicità delle olive Saclà e canta a San Remo con Pupo, di ridare qualche tonnellata d'oro alla principessa Ines di Borbone, ed a ridichiararsi stato autonomo.
Sul sito ufficiale dei neo borbonici in effetti è palesato un altro scopo che è piuttosto quello di ridare dignità al sud e che si sono definiti neoborbonici perchè "con i Borbone, per l'ultima volta, i Meridionali sono stati un popolo amato, rispettato e temuto in tutto il mondo".

In effetti il sud non era affatto arretrato come si potrebbe pensare, anzi, Napoli fu la prima città d'Italia con una ferrovia con l'illuminazione a gas e le sue finanze erano molto solide.
In quanto però a scoprire la tecnologia o ad altre arti, non si può dire che quello fosse un regno all'avanguardia.
Nello stesso secolo ma prima dell'Unità nazionale infatti, il regno delle due sicilie non era tra i luoghi che potevano vantare i migliori studiosi.
Ad esempio Volta che scoprì la pila era di Como
Galvani che scoprì l'energia bio-elettrica era di Bologna, luogo dove poi si svilupparono enormi conoscenze sull'elettricità basti pensare a Righi e poi a Marconi
Meucci che soprì il telefono era di origini fiorentine
Agostino Bassi che gettò le basi della patologia e che influenzò Pasteur era di Lodi, Spallanzani di Reggio Emilia.
Ascanio Sobrero che scoprì la nitroglicerina era di vicino a Torino,
Francesco Selmi chimico di fama internazionale era di vicino a Modena,
Matteucci e Bersanti, inventori del motore a scoppio erano di vicino Lucca
Alinari fondò la prima azienda di fotografia al mondo, a Firenze
Verdi che era forse il massimo compositore della sua epoca era di vicino a Parma,

Un altro fatto importante da ricordare è la lingua, anche prima dell'unità d'Italia si parlava l'Italiano come lingua ufficiale, ma a quanto mi risulta minore importanza avevano i poeti e gli scrittori meridionali forse più legati a dialetti quali il napoletano od il siciliano.
Mazoni era infatti di Milano mentre Leopardi era marchigiano e si recò solo alla fine della sua vita al sud dove morì pare di idropsia in una Napoli dove dilagava il colera.

Perciò se i neoborbonici vogliono ridare più dignità all'Italia meridionale dovrebbero tirare fuori anche qualche esempio che regga il confronto coi signori sopra citati, immagino ci sia.

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