martedì 2 ottobre 2012

Racconto fantascientifico

Era il signore del mondo.

Il suo cuore pulsava ad una lentezza imbarazzante. Lo sguardo imperturbabile non poteva essere affrontato, e chi si illudeva di affrontarlo era in realtà già da lui soggiogato.
Il colore degli occhi era indefinibile: non si poteva nemmeno dire se fossero chiari o scuri, perchè era come energia che si alterna nelle varie tonalità, dal nero al bianco, con una frequenza per la quale non si percepisce nemmeno quando è nero, quando è azzurro, o quando è bianco.
La bocca poteva essere una fessura scolpita in una roccia di marmo bianco, ed il naso era un perfetto triangolo rettangolo e poteva essere il naso di un manichino dei centri commerciali.
La pelle era tirata, egli emetteva una energia non forte ma costante, eppure comunicava chiaramente la sensazione che avrebbe potuto accrescere il suo magnetismo e la sua reattività di migliaia di volte.
I movimenti erano sicuri ma graziosi e nient'affatto ingombranti, nonostante ciò evocavano una specie di implicito rispetto, che non veniva tradotto in una maggiore distanza personale in termini materiali, ma una distanza in termini spirituali da dover rispettare.
I capelli erano quasi assenti, ma non aveva la testa lucida e nemmeno sembrava calvo, era una pelle opaca e leggermente maculata, e nel complesso sembrava che fosse quasi ovvio che non dovevano esserci capelli. L'età era indefinibile. 50, 100 o forse più anni. Chi poteva dirlo? Certo dalla sicurezza con la quale si muoveva avrebbe potuto averne anche 2000 o più di 6000; sembrava un tutt'uno con ciò che lo circondava, anzi ciò che lo circondava poteva sembrare una sua emanazione.
La voce non era nè eccessivamente bassa nè eccessivamente alta, eppure aveva un ritmo non lineare, deciso, persuasivo ma con una distorsione che all'orecchio umano non era facilmente concepibile : era come se fosse presente una specie di eco che risuonava producendo una dilatazione, dilatazione che non era nel tempo ma in qualcos'altro, era una dilatazione del suono che andava ad interessare direttamente le proprietà submolecolari della materia che incontrava.

Là se ne stava. A sedere in quella specie di base sotterranea avvolto da un aurea di dolcezza stordente che disorientava chiunque entrasse al suo cospetto.
E là era convinto di essere il re del mondo. Guardava i suoi monitor quadridimensionali dove poteva vedere tutto quanto accade sulla terra.
Riusciva a vedere trenta o quaranta monitor alla volta, e non uno a fianco alla all'altro, ma uno dietro all'altro, perchè lui vedeva ad una definizione che andava oltre la materia visibile, ed oltre ai trilioni di pixel. Così sovrapporre decine di immagini non siginificava vedere soltanto la più nitida, ma bensì vederle e distinguerle tutte contemporaneamente l'una dietro all'altra. In aggiunta a ciò lui poteva vedere ciò che sarebbe accaduto in anticipo. Questa tecnologia era come quella teorizzata da alcuni scienziati, mettere una specie di telescopio/telecamera a miliardi di kilometri di distanza, e trasmettere il segnale con segnali che oltrepassino la velocità della luce. Così poteva guardare il mondo come un filmato di Youtube, solo che lui poteva mettere avanti per vedere cosa sarebbe successo dopo. Naturalmente poteva vedere anche dentro alle case, e non attraverso infrarossi, ma poteva connettersi ad ogni essere vivente che avesse una attività neurale sufficientemente potente da elaborare immagini in tre dimensioni poichè ormai aveva il pieno controllo delle onde elettromagnetiche che viaggiavano sul pianeta eccezion fatta per alcuni inconvenienti che rappresentavano una netta minoranza dei casi. Poteva altresì entrare nei sogni degli individui, e carprirne i segreti, od influenzarli direttamente. Così aveva i suoi uomini di fiducia che molto spesso lavoravano per lui in maniera quasi inconsapevole, sapevano di essere guidati da una forza misteriosa, ma non afferravano che cosa fosse: era qualcosa che li spronava ad agire, e che spesso garantiva loro soddisfazioni.
Ci fù un tempo in cui vagava per lo spazio assieme ad altri, ma ora il suo posto era là, doveva solo aspettare di vincere la partita. Se una volta rotti tutti i sigilli, fosse riuscito davvero a vincere, suo babbo gli avrebbe lasciato fare, avrebbe riassorbito quella parte di creato e sferrato l'attacco ai vicini. Almeno di ciò era convinto.


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