sabato 19 giugno 2010

La frequenza più persistente

Lanciandosi in un viaggio di introspezione arrivò a riconsiderare i confini del suo corpo ed ad utilizzare solamente la parte più evoluta delle sue funzioni.
Impegnato nella ricerca della realtà e nel tentativo di portare la propriocezione ad un livello extraplanetario, si scontrò con l'onda vibrazionale di una volontà superiore alla sua che limitava la sua espressione, rinchiudeva la realtà; forse era anch'essa una onda cerebrale, forse la sua origine non era umana.
Nel tentativo di comprendere questa entità e di capirne la sua natura si trovò ad allinearsi ad essa ed a riscontrarne dei chiari limiti.
Provando di modificare il suo approccio si trovò stremato e senza forze e ridovette fuggire in pensieri più terreni e banali.
Trovatosi a faccia a faccia con il futuro lo innondò un senso di fanghiglia morbida e priva di odore, che tutto amalgama e che tutto ingloba.
Era possibile che quella fanghiglia potesse generare qualcosa di buono? O era un enorme inganno, era come come una palla di pongo indigeribile che per una proprietà chimica non si secca e non si indurisce?
Era forse tanto meglio essere inglobati dal pongo piuttosto che affogare in un bagno di sangue e disperazione?
Perchè quel fischio persistente, testimone di campi elettromagnetici, correva talmente veloce da poter mostrare adirittura parte del futuro, quando non poteva avere accesso alla piena conoscenza, non essendo riuscito a colpire pienamente gli astri più lontanti e non essendo stato distorto, frammentato e riassemblato, in modo da poter ripresentare ed elaborare le mille incognite che il destino riserva? Come poteva quella energia della quale lui, semplice creatura, sentiva di percepire i limiti, essere il vero? Come poteva essere quello il futuro, se non erano in esso presenti le variabili più incisive?

Allora capì.

Quell'onda era una volontà di come doveva essere il futuro. Non il futuro. Se essa fosse stata generata direttamente da una entità, o se essa nascesse più libera ed in seguito piegata da una volontà precisa, non era importante.
Quelle immagini che arrivavano a lui non erano necessariamente il destino. Erano il destino nel quale quella volontà credeva.

E allora capì.

Gli spiriti più grandi, non viaggiano a quelle frequenze.

2 commenti:

Lieve ha detto...

E questo è un estratto...da dove?

Arthur ha detto...

da una mente limitata