sabato 12 giugno 2010

Sulle teorie economiche della decrescita e su un ipotetico falegname

Aumenta la diffusione delle teorie economiche sulla "decrescita".
Oramai la rete ne è piena, e se ne comincia a parlare sui quotidiani.
Per una definizione, mi pare corretta la pagina di wikipedia.
Ora, un paio di considerazioni.
Capisco il concetto di economia sostenibile, soprattutto se si è in grado di fare previsioni nel lungo periodo, ed invece:

La decrescita quindi vede lo sviluppo sostenibile come un ossimoro[6], in quanto qualunque sviluppo basato su una crescita in un mondo dalle risorse finite e ecologicamente stressato è visto come strutturalmente insostenibile. Dal momento che i correnti livelli di consumo eccedono la capacità terrestre di rigenerare tali risorse, la crescita economica conduce al loro esaurimento


Quindi stiamo parlando proprio di quello che la parola fa pensare, DECRESCITA.
Innanzitutto quello che è sempre stato il terrore degli economisti, ovvero una diminuzione della ricchezza prodotta, viene addirittura ad essere visto come un bene, in secondo luogo, c'è la palese equivalenza decrescita economica e decrescita della popolazione, che è in realtà uno degli obbiettivi primari dei tanti pensatori filo-malthusiani che stanno aumentando in questi anni.

Vale la pena spendere qualche parola per dimostrare che non tutti sono dementi.

Una teoria economica denominata "decrescita" non ha senso.
E' come chiedere ad un falegname:
- Quale teoria economica pensi di usare per portare avanti la tua falegnameria?
Ed aspettare che lui risponda:
- Mah, sai, io credo nella teoria della decrescita, ho intenzione di lavorare molto meno, usare meno chiodi, e fare tavoli e sedie solo quando vedo che il compratore ne ha proprio bisogno, perchè ho visto che spesso uno si disfa delle mie sedie dopo appena quattro o cinque anni, solo perchè hanno qualche segno e sono passate di moda, mi infastidisce poi vedere le mie sedie, dopo tanto lavoro, usate come legna da ardere. Inoltre mi dispiace anche che con il mio mestiere noi falegnami abbiamo oramai raso al suolo quell'enorme bel bosco secolare che c'era fuori dalla città.


ATTENZIONE, non sto dicendo che il discorso del falegname non sia sensato, anzi, è pienamente sensato.

Non ha senso però che quel discorso venga etichettato come una teoria economica, è piuttosto un riscontro dei problemi reali che derivano dalla sua attività e dal comportamento delle persone che comprano da lui.

Tale situazione può quindi essere affrontata in diversi modi.

1- Il falegname aumenta nettamente il prezzo delle sedie, convinto che verranno poi trattate con maggior cura, e poichè è conscio del problema del diboscamento, comprerà il bosco secolare per preservarlo.

Questa è una possibile soluzione del liberismo economico, ma...

2- Il falegname non può comprare il bosco secolare perchè non ha i soldi per comprare i 100 ettari restanti di bosco. Pensa allora di usare i suoi risparmi per poterne comprare 40 ettari, ma a quel punto capisce che sorgerà un altro problema:
non riuscirà a vendere più le sue sedie ed i suoi tavoli fatti con legna diversa da quella di quel bosco, perchè è la migliore, così gli altri falegnami si conquisteranno i suoi clienti e lui si troverà in futuro ad essere costretto a cessare l'attività od a tagliare la legna del suo bosco, così decide di rivolgersi all'autorità del luogo, che in un esempio non specificato nel tempo e nel luogo come questo potrebbe essere il signorotto locale, così come un autonomia locale espressione dell'autorità di uno stato.
A quel punto richiede esplicitamente il divieto di tagliare il bosco, perchè è il luogo più fresco, più pacifico ed antico rimasto, perchè vi abitano animali gradevoli e vi si può trovare della vegetazione molto particolare, come alcune fragole, funghi ed erbe aromatiche. L'autorità condividendo la proposta, stabilisce il divieto di tagliare.
Questo è l'approccio che potremmo definire più statalista

3 - Il falegname coi suoi soldi compra 30 ettari di bosco. Aveva i soldi per comprarne 40, ma vuole avere qualche risparmio per garanzia.
Poichè sa che il suo bosco è, e diventerà, un oggetto prezioso, fa pagare un biglietto per potervi accedere e smette di fare il falegname, così mano a mano che gli altri falegnami comprano legna e diboscano il terreno rimanente, sa che il suo bosco aumenterà di fascino e quindi di ingressi, e vive di rendita tutta la vita, vendendo qualche fungo e qualche fragolina ogni tanto, e guardando gli altri falegnami che nel giro di una decina di anni, saranno comunque costretti a fabbricare sedie con legna più scadente.
Questa è sempre una solzione liberista, attenzione però, serve la capacità umana di sapere prevedere il futuro ed andare contro-corrente, e va detto che alla fine dell'esempio, il falegname diventa di fatto l'unico proprietario del bosco antico, trovandosi in regime di monopolio.

4 - Il falegname capisce bene che la soluzione 3 è quella ottimale, ma per qualche ragione , non vuole farlo; pensa che una volta divenuto l'unico possidente del bosco antico, pur diventando ricco, diventerà al centro di mille critiche su come tiene il bosco, sul biglietto di ingresso, sul fatto che il suo potrebbe essere un bene comune, e pensa che le persone possano dimenticare in fretta che il bosco è salvo grazie a lui.
Crede che una volta divenuto il proprietario di quel prezioso terreno, dovrà col passare del tempo apportare sempre più migliorie, pagare un guardiabosco privato contro gli incendi ed atti vandalici, pagare un cassiere, e teme che per preservare il suo terreno ed un lavoro apparentemente banale, corra il rischio di diventare schiavo del lavoro.
Allora ha una grande idea: convince gli altri falegnami che il bosco è da preservare e trovandosi d'accordo con gli altri stabilisce un accordo, comprano tutti i 100 ettari di bosco, e decidono di vendere solo legna proveniente da boschi minori e meno antichi. Decidono se e quanto far pagare il biglietto per l'ingresso al bosco, eventualmente decidono di associarsi ottenendo di fatto una associazione con il monopolio della legna del territorio oppure decidono di rimanere distinti, ma stabilendo un prezzo minimo di vendita delle sedie.

Questa soluzione è in pratica quella corporativistica, si crea una società o corporazione per finalizzare uno scopo, in questo caso però, la corporazione oltre a possedere il bosco, definisce il prezzo minimo e la qualità dei manufatti, facendo cadere ogni parametro del libero mercato.
Nel caso in cui non si associno ma decidano il prezzo minimo, si parla sempre di cartello, vietato dalle vigenti regole economiche e contrario ai regimi di libero mercato.

5 - Il falegname chiama un sacedorte, si mettono d'accordo di avere visto comparire uno spirito, e dichiarano il bosco sacro. Così il falegname continua a fare il suo lavoro, e salva il bosco. Se il falegname e il sacerdote sono ulteriormente disonesti, dicono che bisogna fare delle offerte per ingraziarsi lo spirito ogni mese. Offerte che ovviamente si intascano
Questo è l'approccio mistico/fraudolento.

6 - Arriva un "economista della decrescita" tipo Nicholas Georgescu-Roegen, e convince le persone che non bisogna comprare tavoli, sedie, mattarelli, mazze, cucchiai, armadi, travi per i tetti, infissi, finestre, parquet, porte, cornici, barche, scope, rastrelli, badili, vanghe, pali, carretti, assi per scaffali, ponti, e ponteggi, canne da pesca, libri di carta, cartoni, cassette, casse funebri eccetera. Nessuno richiede più la legna, i falegnami costruiscono tre stuzzicadenti al mese e passano come gli altri le giornate sotto gli alberi del bosco ed in giro a discutere di filosofia, finchè hanno i soldi.

Questo è l'approccio della decrescita

Riassumendo la posizione liberista è umanamente fallimentare quando le persone non capiscono in tempo il valore di una cosa nel lungo periodo, sia esso semplice valore estetico, sia esso valore economico. Questo può capitare spesso. Qualcuno potrebbe obbiettare che in un ottica futuristica, un bosco non è così importante, ma dovrebbe fornire giustificazioni adeguate che ora non trovo.
La posizione statalista è di successo, eliminando però la teoria economica, e richiede un governo forte e consensuale, che faccia valere la sua autorità sopra a quella del denaro.
La posizione liberista è di successo, quando uno o più soggetti capiscono il valore di una cosa, ma, va detto che in buona parte dei casi, questo comporta l'avvicinamento ad un monopolio od oligopolio che nel lungo periodo elimina il prinicipio di libero mercato, a meno che non vi sia una parziale ridistribuzione della richezza ed una minima tutela delle libertà.
La posizione corporativistica rappresenta appunto l'oligopolio, che difatto elimina il libero mercato.
La posizione mistica è ovviamente mendace e non auspicabile, è però sempre lecito il beneficio del dubbio, poichè non si può essere sicuri che uno spirito non esista fino a quando non si prova che chi ne testimonia l'esistenza stava mentendo.
La posizione della decrescita non è ovviamente economica, rappresenta uno stile di vita, una moda anticonsumistica che non ha una vera base logica.
Se è vero che il livello raggiunto dalla società occidentale nel creare accessori per bisogni inesistenti e riuscire a venderli è arrivato a livelli ridicoli, basti pensare all'esagerazione nelle mode, al gratta-formaggio elettrico, o alla pubblicità per suonerie del cellulare, è anche vero che parlare di "decrescita economica" come obbiettivo, non ha senso, tanto vale parlare di statalismo sopra l'economia o di spingere al massimo l'economia senza calmierare nulla, rincarando in tal modo da abbattere del tutto i consumi superflui. Opzione la seconda, che credo poco fattibile.

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