mercoledì 23 gennaio 2008

Considerazioni sui 10 paesi più pericolosi del mondo

Due compagnie inglesi, la Ijet intelligent risk system e la Control Risks di Londra hanno stilato la classifica dei 10 paesi più pericolosi al mondo.
Sono andato a vedere i loro siti ed è una cosa incredibile, la Ijet sembra la sala controllo della Nasa a Houston, mentre la control Risks pare sia più una società finalizzata ad analizzare i rischi collegati agli investimenti.
Queste aziende evidentemente hanno più autorità in merito delle organizzazioni statali, il problema è che non siano influenzati da interessi economici.
I paesi sono:
L'Iraq, L'Afghanistan, Il Pakistan, il Libano, i territori della Palestina, la Somalia, la Repubblica democratica del Congo, il Sudan, lo Zimbawe ed Haiti.
Viaggiare in questi luoghi sarebbe "assolutamente sconsigliato", ed in ogni caso è indicato informarsi dalle attività competenti, segnalare i propri itinerari e tenersi in contatto con le ambasciate.
Ora, mi sembra poco produttivo stare ad esaminare le scelte operate, diciamo che secondo i criteri da loro utilizzati, le statistiche dei loro data-base comprendenti gli inconvenienti successi e le analisi di lungo periodo sulla stabilità del paese, questi risultano essere quelli con il più alto indice di rischio.
Mi sembra invece più preoccupante un altra faccenda, gli anni scorsi, si è visto come quando avvenivano rapimenti, ad esempio in medio oriente od in Africa, i governi dei paesi si muovessero per andare a trattare con i rapitori.
Io mi sono sempre chiesto:
Perchè, un giornalista non è libero di andare dove gli pare ma devo sentire al telegiornale che è un irresponsabile ad andare in paesi così a rischio?
Se viene rapito, personalmente è un problema suo, non credo che lo stato sia affatto obbligato ad intervenire, sono i rischi del mestiere, ci è andato di sua spontanea volontà, nessuno lo ha obbligato.
Se lo stato è così magnanimo da voler intervenire nella faccenda ed iniziare una trattativa per la liberazione, tanto di cappello al governo, ma non è un atto affatto dovuto, e cosa più importante, questa non deve essere la scusa per poi dire in seguito a chi vuole andare a fare il suo lavoro di giornalsta in posti a rischio, oppure a chi è interessato a vedere come stanno realmente le cose che non ci può andare perchè poi lo rapiscono: dato che ognuno è responsabile per se, la cosa non regge...

P.S. Per chi avesse visto il post "negozio etico e No-global" : oggi avevo un pò di tempo ed ho scritto anche il post che intendevo pubblicare domani. Per sbaglio l'ho pubblicato, l'ho cancellato perchè avevo deciso di non pubblicare due post nello stesso giorno, quindi lo pubblicherò domani.

6 commenti:

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

In sostanza dici: i giornalisti vadano dove vogliono e lo Stato, se vengono rapiti, o cerca di liberarli senza però tirar loro "le orecchie" per esserci andati oppure se ne disinteressa.

Sul secondo punto sono dubitativo per un senso di umanità.

L ha detto...

Belin, è sempre un piacere passare da questo blog. Ciao Arthur!

L

irezumi ha detto...

stamattina avevo letto il post che avevi messo per sbaglio ma non avevo avuto tempo per commentarlo... ora che ho tempo l'hai tolto.. lol (?)..

se lo Stato vuole salvare una vita non può fare male... soprattutto dopo che ne ha condannate migliaia '-.-

Tancredi ha detto...

Mi chiedo perchè fra i paesi più pericolosi non ci abbiano messo gli USA. Scherzi a parte mica la vedo rosea la situazione: magari uno viene aggredito per strada, viene ferito, viene curato in un pronto-soccorso e quando è tornato a casa gli arriva la parcella, perchè in America le spese sanitarie sono alle stelle.
A me sembra una cosa per niente rara e per niente leggera...

Arthur ha detto...

- Daniele, le cose alla fine sono andate relativamente bene, non vorrei però che si creasse quel clima dove chi viaggia in paesi a rischio è visto come un disgraziato od un criminale.
- Larry, adesso vengo a trovarti per vedere come ti butta.
- Ire, lo pubblico subito.
- Ciao Mr. Tancredi, acuta osservazione e non hai tutti i torti. Il fatto è che in USA è come vivere nel grande fratello poichè vi sono telecamere ovunque, quindi si presume sia uno stato più controllato. Dovrebbe essere uscito un film in merito giusto in questi giorni.

Lieve ha detto...

Ma come sono d'accordo con quello che hai scritto! In particolare mi vengono in mente un paio di casi in cui invece lo stato Italiano ha fatto più del dovuto che all'epoca mi fecero diventare una iena. Non perchè sia insensibile e non me ne importi di eventuali rapiti, ma perchè il rischio che loro hanno voluto prendere è stato poi scontato da altri che, invece non hanno potuto scegliere....