martedì 20 novembre 2007

Dostoevskij e Freud

Ho finito da poco di leggere i fratelli Karamazov che mi è stato regalato per il mio compleanno.
Premetto che è uno dei libri più pesanti che abbia letto negli ultimi anni, più di mille pagine e storie alquanto impegnative da comprendere, se non altro per la serie di nomi, cognomi e soprannomi Russi che all'inizio confondono parecchio.
Ci ho messo almeno un mese con le dovute pause e non leggendo altri romanzi.
Ricordo che una mia amica russa me ne parlò, spiegandomi come fosse insensato per lei il fatto che glielo abbiano fatto studiare a scuola a sedici - diciasette anni. Per come ero io a sedici anni, non posso che essere d'accordo, lo stesso identico discorso potrebbe valere per la divina commedia, certo è che per trattare testi del genere ci sarebbe bisogno di tanto, tanto tempo, e grandi capacità dell'insegante.
L'edizione del libro è celeste dell'Einaudi e riporta un saggio di Sigmund Freud alla fine dell'opera.
L'opera è così ricca di significato da non aver nulla da invidiare ai più grandi capolavori della letteratura internazionale, i profili dei personaggi sono così minuziosamente approfonditi da stupire. In questa lettura possiamo capire quanto più fossero a conoscenza della "psiche" umana gli scrittori del passato, che avevano il tempo e le condizioni per poter analizzare rapporti umani, politica e religione con calma e lucidità.
Freud alla fine commenta tutto, come ci si poteva aspettare, focalizzandosi sulla nevrosi di Dosoevskij e cercando di trovare un significato a ciascuno dei suoi tratti di personalità e racconti mediante le sue "geniali" teorie.
Perciò pur non negando le abilità di Dostojevskij per F. inspiegabili, egli era epilettico per un senso di colpa maturato dopo la morte del padre a causa di un meccanismo edipico e di paura dell'evirazione, era nevrotico (come in effetti era considerata dagli altri la maggior parte dei geni di questo mondo), "sadico" ed aveva una esagerata simpatia per i criminali essendo per buona parte della sua persona simile ad essi. Come se non bastasse il suo vizio del gioco era direttamente riconducibile all'Onanismo (o meglio alla semplice masturbazione).
Come la penso io già lo saprete, vedete un pò di farvi un opinione voi.

3 commenti:

irezumi ha detto...

Diciamo che più che una "letterata" sono un aspirante tale :P
Infatti non ho letto il libro in questione anche se, dopo il tuo post, sarà una delle priorità nella mia prossima visita in libreria ^_^

Arthur ha detto...

Ti aspetta un discreto mattone, ma se decidi di leggerlo ne varrà la pena

Monica Colitti ha detto...

E uno dei libri piu belli che abbia mai lett