venerdì 19 ottobre 2007

LINGUAGGIO

Ogni tanto ci penso.
Parlare, ascoltare, scrivere, leggere. Il linguaggio.
Mi sono già espresso dicendo che ogni volta che si parla o che si scrive si perde un pezzo di verità: Gesù Cristo lasciò scrivere la sua vita ad altri, Ghandi, ugualmente dichiarò che quello che lasciava ai postumi è l'esempio stesso della sua vita, così come i grandi condottieri ed imperatori del passato non erano per la maggior parte soliti dilungarsi troppo in scritti e dialoghi.
Nonostante ciò, l'uomo senza linguaggio avrebbe fatto davvero poco in termini di civiltà. Le stesse parabole di Cristo, la cultura Greca, l'astronomia Egizia, la geografia mondiale, come avrebbero potuto giungere fino a noi ed essere parte di noi se non avessimo avuto il linguaggio? Non è detto che come uomini avremmo vissuto tanto peggio, ma è sicuro che il linguaggio sia ormai tutt'uno con noi: il nostro stesso cranio ha una certa forma perchè attraverso meccanismi filogenetici, si è sviluppato attraverso le generazioni, mantenendo tra le priorità quella dell'elaborazione linguistica.
Tutto ciò mi porterà domani ad aprire una discussione sulle differenti lingue del pianeta

5 commenti:

Rossogeranio Greta ha detto...

Buonasera Arthur.
In teoria le parole non hanno senso, perché sono mesto patrimonio un pò di tutti, come le scortesie…Mi appoggio a questo tuo “ linguaggio” per esprimerti urgenti considerazioni.
La mia irriverenza concettuale ha la presunzione di percorrere a scansioni binarie una sorta di ragionamento lucido e ingombrante. Nelle schermaglie dei sensi regna sovrano il compito e desiderio di rubare a un bacio, una carezza, un amplesso, qualcosa di più consistente che l’emozione implicita incastonata in una morsa di piacere.
Da qui la mia scrittura.
Ho letto nella mia visuale strabica del non visto una “indicazione” nel tuo blog che non mi è piaciuta.
L’Eros che intendi tu è un format voyeuristico e non ha nulla a che vedere con la mia espressione.
Annaspando nella psiche "basculante" del sistema, il colloquio di punta delle mie trame è il rubricare del dialogo, che per fortuna in me depone sempre in reggenza all’intenzione.
Poi si sa, nello spettacolo dell’Arte la buona fede dei visitatori sollecita a non fermarsi all’apparenza delle superfici e guardare oltre, in un continuo presentimento che qualcuno è alla parete, come uno specchio.
E’ l’intimo riverbero che rivela il vero senso dell’Eros, in tutta la sua bellezza.
Il palpito che incolla le spalle con fili dorati e costringe a voltarsi e a “guardare”.
E tutto cio’ che si vede evoca Orgoglio e Amore. Passione e Desiderio, Pathos e Sensibilità.

Vedi, io credo che”alcune” anime femminine, attraversino sempre piu’ livelli, passando in continuazione da un’altezza all’altra, fondendo l’innocenza dei sentimenti con le cicatrici dei ricordi.
Ed io mi osservo così, in un sistema di pazzi normali, pregiandomi fonte di virtu’ limpida e scintillante, gioiello di stile, pura aurea parola, come deve espressa, come ci provo, nella mia calligrafia.
Un dulcimer pizzicato qua e là che affianca la costante dell’Amore con l’esasperata pietà e ribellione per la condizione dell’uomo e le proprie ingiustizie sociali.
La follia umana a prescindere, che cuce sempre un doppio strato, forato da calcolata introspezione, naturalistica- intrinseca- autopsia.
L’intenzione è una ricerca affilata, la sintesi di cos’è il Senso e il Sentimento, anche se la mostro sulle mie pagine laccata e succinta di sapiente belletto.

Tu sai “perché una Donna”?
Perché una Donna non può rinunciare alla sua vera essenza, che include la condition humaine per trovare belle le cose veramente speciali.
Sciatteria, mancanza d'attenzione, lentezza d'idee, superficialità, non sapere mai nulla di veramente approfondito.
Il lato fangoso del dilettantismo.
Nel terzo Millennio, la possibilità per tutti.
Diffusione del sapere in vasto raggio, in ampia superficie.
E le persone sanno sempre meno verità.
L'ignoranza regna nella parvenza di un rispetto e buon gusto, che rimangono solo ricordi di genie che, infondo, mi chiedo siano mai esistite.
Questo il mio cammino, in parte.
Vedi di cancellarmi dalla tua graticola "piaciona", al piu’ presto.
Grazie
Greta

Arthur ha detto...

In tutta sincerità, dalla tua irriverenza concettuale che ha la presunzione di concorrere a scansioni binarie una sorta di ragionamento lucido e ingombrante, mi aspettavo qualcosa di simile.
Vedo il tuo linguaggio innalzarsi alla ricerca di posti remoti e la tua persona impegnata a incarnare il desiderio di innalzare l'uomo, accettando con sapienza atavica il tuo ruolo di donna.
Immagino che la mia ironia sulla tua condizione di oggi vista in chiave medioevale non deve esserti andata a genio, come credo non ti vada a genio la semplicità di ciò che scrivo.
Rispetto la tua decisione e ti auguro una piacevole serata.

fax ha detto...

interessante il post.

Rossogeranio Greta ha detto...

A volte è uno spreco dare in pasto pensieri dominanti ad un pubblico immobile, programmato ad adulterare e camuffare la scena.
E’ certo che il “letto” rimane sempre pubblico e non è mai dentro, “privato”.
Credo di averne colto nelle tue espressioni il senso estremo in simbiosi , la giovinezza sfacciata di una discordia che travalica gli uomini.
E’ certo, a volte la scrittura puo’ servire, è anestetizzante.
Testimoniare l’avvilimento della specie e cercare nell’inquadratura del vivibile, la manipolazione diaristica, intima e scenica che di per sé, ha la brezza vincente del sollievo.
Ma t'assicuro, il mio appunto è molto articolato e coscienzioso.
Non cedo mai ai giudizi cosiddetti "a pelle", sebbene consideri l'impatto iniziale praticamente... definitivo: faccio poi di tutto nell'analizzare queste sensazioni "d'esordio", le critico.
Resto cauta e silenziosa: ma di norma, fatti e persone mi si sgretolano dentro, si decompongono e rivelano nella loro miseria senza significativi interventi da parte mia.
E restano, appunto, miserabili.
Inciso, questo, che si ricollega alla sorpresa della tua affermazione (strega), questo tempo mentale inarticolato in cui il Maschio lascia fuori la Femmina; e la estromette come a ripudiarne l'intemperanza, un'ultima direzione che si sarebbe dovuta custodire quale Prima e Unica.
Sulla base di questo scenario da macelleria tu, il maschio, inquisisci poi una sessualità più o meno attiva, più o meno pen(s)osa: "costruzione" non sempre consapevole della materia adoperata, e non sempre conscia dei perché, neanche a posteriori.
Questo non ti salva, tuttavia, da un'imbecillità di fondo: l’uomo, e qui il Genietto non fa troppo eccezione, resta fisiologicamente un Testa-di-Cazzo.
E' una (auto)critica sincera, e dell'altrui stima me ne frego.
L'Eros è catarsi, è estasi mistica, orgasmo continuativo in moto ondulatorio - i medesimi atti si trascendono, il turpe si eleva all'osceno supremo, un'altra luce li investe: subentra allora un'infinità, sì, una soavità che tengo a "conservare" dentro alla mia scrittura.
Dicesi dalle tue parti “stregoneria”, nel mio abitacolo, "la nuda introspezione del silenzio".
Buon week end. Greta

Arthur ha detto...

E meno male che è il pubblico a "cammuffare la scena". Capirai se ti dico che sono rimasto senza parole dopo quanto hai comunicato.
Ad ogni modo, spero non ti dispiaccia leggere ogni tanto ciò che scrivo.
Saluti.