sabato 20 ottobre 2007

LINGUE E LINGUAGGIO

Veniamo al punto vero della questione: la lingua.
La lingua parlata è l'espressione della cultura circostante, è il prodotto di interazioni tra popoli, dell'interazione con l'ambiente e della storia del territorio.
Le regole logiche e grammaticali di un linguaggio si sono create con il perfezionamento nella loro applicazione ed hanno contribuito a formare gli aspetti caratteriali delle persone a seconda dell'ambiente e della storia, di generazione in generazione.
Su un libro di sociologia lessi che in eschimese ci sono 900 termini diversi per indicare la neve in tutte le sue forme. Probabilmente è esagerato. ma anche se fossero solo 90, ciò la direbbe lunga sull'argomento.
Posso raccontare anche un aneddoto di quando ero in Tanzania. Parlando, scoprii che la popolazione ce l'aveva ancora con i coloni tedeschi mentre aveva un bel ricordo di quelli inglesi.
Le cose non mi tornavano, soprattutto quando mi dissero che gli inglesi avevano portato molte cose migliori dei tedeschi che a sentire loro nulla avrebbero fatto se non picchiare e schiavizzare.
Così riflettei un secondo e chiesi ad uno "Scusa, ma chi ha fatto la ferrovia qua vicino, a Shinyanga?"
Visto che non lo sapeva glielo dissi io: i tedeschi.
Poi gli chiesi come si chiamasse quella strada lunga centinaia di chilometri che andava in direzione del Burundi. "Si chiama German Road" mi disse.
Gli chiesi perchè secondo lui si chiamasse German road e, mentre me lo diceva, ricollegò il fatto che l'avessero fatta i tedeschi.
Poi gli chiesi come si diceva scuola in Kiswahili.
"Si dice Schule", mi disse.
Allora gli feci notare che Schule è proprio una parola tedesca e sarebbe l'equivalente dell inglese school. A quel punto tornò pensieroso a compattare i mattoni di sabbia e cemento mentre gli altri ragazzi mi guardavano con espressioni confuse.
Nella lingua resta spesso traccia del passato.
Ho un altra storia da raccontarvi, per farvi capire quanto sia importante la lingua ed ancor di più quanto possa essere ricca di significato una singola parola.
Forse non ci crederete, ma vi assicuro che esiste una parola esclusiva della mia città: da generazioni la conoscono e la pronunciano soltanto i miei concittadini (si parla attualmente di poco più di 30.000 abitanti).
E' un'esclamazione estremamente volgare (sculasòn) ed indica la malattia dello scolo. Per un meccanismo insito nella nostra cultura, vi posso assicurare che qualsiasi persona nata in questa terra, la quale per qualche motivo si trovi all'estero, è spinta da una forza maggiore della sua volontà a pronunciare questa fatidica parola.
Ho sentito, decine e decine di casi di persone che si trovavano nei posti più impensati (in fila all'Aeroporto di Londra, ad una fiera informatica a Milano, ad un esame di stato, in un villaggio del Messico, ad un derby della Roma, in montagna a sciare...) che pronunicando questa parola hanno visto qualcuno girarsi e con uno sguardo d'intesa chieder conferma sulla città d'origine, che veniva sempre, al 100%, confermata. In aggiunta, la cosa strana è che anche persone fini (pur non conoscendo una sola parola di dialetto), in situazioni di stress come può essere la coda per un check in all'aeroporto, sono prese da quest'istinto rurale che predomina sulla loro volontà.
Spero che queste curiosità vi siano piaciute e vi faccio notare che la scommessa per noi Italiani è quella di preservare la nostra lingua. Una lingua parlata dall'un percento scarso della popolazione mondiale e sempre più minata da questo immenso flusso di anime provenienti da ogni parte del globo

3 commenti:

Greta ha detto...

Ma da Schule sei finito a scolo?
Mein Gott, du bist so merkwürdig!
Certo che ti leggo, sono così freddolosa che in prossimità dei roghi si trova sempre un po' di calore

irezumi ha detto...

"In principio era il verbo e il verbo era Dio"

...Dovrebbe bastare XD

Arthur ha detto...

Non avevo fatto caso a Schule-School-scolo, in effetti è alquanto macabro.
Il verbo ... concetto cosmico.